Doggy Bag: una mossa chiave per ridurre lo spreco alimentare

Una proposta di legge è stata avanzata riguardo alla Doggy Bag, la borsa contenente gli avanzi di cibo, con l’intento di renderla obbligatoria per i gestori di locali nei confronti di tutti i clienti che la richiedono. L’iniziativa, presentata dal deputato di Forza Italia, Giandiego Gatta, insieme al capogruppo Paolo Barelli, è finalizzata a contrastare lo spreco alimentare. Consentendo ai consumatori di portare via ciò che non consumano nei bar e nei ristoranti.

La proposta

Nello specifico, il ristoratore è obbligato a fornire la vaschetta solo in caso di richiesta espressa da parte del cliente. Dunque la legge “Obbligatorietà Doggy Bag” imporrebbe soltanto che vengano opposti rifiuti a tale richiesta. I ristoranti, dunque sono tenuti a mettere a disposizione dei clienti contenitori riciclabili o riutilizzabili, altrimenti scatteranno sanzioni.

Va notato che tale obbligo è già in vigore in paesi come Francia, Germania e Stati Uniti.

Il fondatore del movimento Spreco Zero, Andrea Segré, economista e divulgatore, ha commentato i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International. Ha sottolineato che il 47% degli italiani intervistati desidera trovare di default la Doggy Bag nei ristoranti. Mentre il 32% suggerisce l’utilizzo di borse riutilizzabili ed eco-compatibili. Solo il 5% dei consumatori italiani propone di ridurre le porzioni servite, mentre solo il 3% afferma di non accettare di portare a casa il cibo avanzato.

Segrè ha anche raccomandato di non chiamare queste borse “Doggy Bag”, poiché questo termine potrebbe sminuire il valore dell’atto di recuperare il cibo e scoraggiarne l’adozione. Ha suggerito l’utilizzo del termine “family bag” per sottolineare l’aspetto domestico della prevenzione dello spreco alimentare. Ha poi evidenziato il problema dei costi associati a queste borse. Proponendo che siano realizzate con materiali perfettamente riciclabili, evitando di imporre un onere eccessivo sui ristoratori o sui consumatori. Una soluzione condivisa dal 32% degli intervistati è quella di offrire confezioni e sacchetti riutilizzabili, come ad esempio sacchetti di stoffa. Segrè ha annunciato che il 5 febbraio, in occasione della Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare, sarà lanciato un nuovo Osservatorio sugli sprechi nella ristorazione italiana tramite l’app istituzionale Sprecometro, scaricabile gratuitamente.

Il testo della Proposta della Legge

Disposizioni concernenti la riduzione di rifiuti da cibi e bevande non consumati in loco presso attività di somministrazione al pubblico.

Art. 1. – Obblighi delle attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande.

Tutte le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, gli esercizi di ristorazione commerciale e gli esercizi di ristorazione con consumazione in loco sono obbligati a mettere a disposizione dei propri clienti contenitori riutilizzabili o riciclabili che, nel rispetto delle norme igienico sanitarie, consentano di portare via cibi o bevande non consumati in loco.

Possono subordinare la consegna dei contenitori riutilizzabili al versamento di una cauzione proporzionata al valore economico degli stessi od all’utilizzo di diversi appositi strumenti, anche tecnologici, idonei ad incentivare la successiva restituzione ed a penalizzare la mancata restituzione entro un termine stabilito.

Informano adeguatamente i consumatori attraverso appositi cartelli informativi collocati nei locali e ben visibili.

Art. 2. – Sanzioni.

In caso di mancato rispetto degli obblighi di cui all’art. 1 si applica nei confronti del soggetto obbligato la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da € 25 ad € 125.

Per l’accertamento delle violazioni e la irrogazione delle sanzioni amministrative si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 3. – Facoltà del consumatore di fornire direttamente il contenitore.

Il contenitore riutilizzabile o riciclabile può essere fornito direttamente dal consumatore, purché esso rispetti le norme igienico-sanitarie.

Un apposito cartello informativo collocato all’interno dei locali informa il consumatore finale sulle regole per la pulizia e l’idoneità dei contenitori riutilizzabili o riciclabili.

In tale caso, il consumatore è esclusivo responsabile dell’igiene e dell’idoneità del contenitore.

Lo stabilimento può rifiutarsi di servire il consumatore se il contenitore portato da quest’ultimo è palesemente sporco o non idoneo. In tal caso, deve fornire un contenitore riciclabile o riutilizzabile adeguato.

Art. 4. – Rifiuto del consumatore.

Il consumatore può rifiutare di portare via cibi e bevande non consumati in loco. In tal caso, viene meno l’obbligo previsto dall’art. 1 e la relativa sanzione.

Art. 5. – Norma transitoria.

Al fine di consentire alle attività coinvolte di adeguarsi alle presenti disposizioni, esse entreranno in vigore sei mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

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